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Intervista a Marco Baccaglio

Annalisa Castiglione

Noi di LookOut come sapete, abbiamo ideato il software per cantine e aziende vitivinicole, un prodotto che nasce da studi informatici ed ingegneristici ma nutrito dalla grande passione per il vino e per tutto ciò che ruota attorno ad esso. Naturalmente non smettiamo mai di aggiornarci, di cercare, di sviscerare questo mondo sotto i suoi mille aspetti, ed è così che un giorno ci siamo imbattuti nel Blog di Marco Baccaglio. Una conoscenza virtuale, durata parecchi anni, almeno fino a quando non abbiamo deciso di conoscerlo più da vicino. Così qualche giorno prima di Natale lo abbiamo chiamato e lui molto carinamente si è prestato a questa intervista che abbiamo deciso di condividere con voi. LookOut ha un nuovo amico e voi, se ancora non lo conoscete, un ottimo consulente!

 Ma chi è Marco Baccaglio?

Lavora in borsa dal 1996, ma la sua grande passione oltre quella dei numeri è il vino, tanto che nel 2001 inizia l’attività di sommelier.

Nel 2006 ha una grande intuizione, e mette in campo un blog “ I numeri del vino”, con il quale riesce a coniugare i suoi due grandi amori, i numeri e il vino. Scopo del blog è quello di commentare le statistiche relative all’universo del vino. Il blog di Marco diventa nel giro di poco tempo un osservatorio importantissimo sull’andamento del settore vinicolo e punto di riferimento per tutti gli operatori del mondo del vino.

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Come nasce questo interesse per il vino?

Essendo io sommelier, ho la passione per il vino, per la degustazione, per tutto ciò che ci sta attorno. Il vino è il modo in cui io spendo i soldi e il tempo che mi rimangono alla fine del mese.

 Quante sono le aziende che investono nella tecnologia informatica?

 Il mestiere del vino in Italia è un mestiere molto artigianale, fatto da tante piccole aziende, dove fra l’altro, essendoci un mix di lavoro familiare, quindi non retribuito in maniera esplicita e di proprietà di vigneti che si tramandano da generazioni, è molto difficile non fare soldi. Il tema è quanti non si sono mai veramente preoccupati di strutturare seriamente questo mestiere.

Il grado di strutturazione delle aziende italiane è relativamente modesto per me, proprio perché è stato un business che per dimensione dell’attività e per il livello di redditività, che ha nella maggior parte delle regioni italiane, non ha mai veramente spronato i produttori a doversi preoccupare di questo aspetto invece fondamentale.

 Come avviene il confronto con i numeri di un’azienda?

E’ difficile confrontarsi con i numeri di un’azienda all’interno di una azienda. Capire quanto realmente costa un prodotto che poi viene venduto non è facile.

Proprio in questi giorni ho incontrato alcuni produttori, anche molto famosi, ed è emerso chiaramente quanto è assente questo importante aspetto industriale, per capire in realtà quanto costa veramente un prodotto che poi viene venduto, ci si basa di più sui prezzi di mercato. Credo che a parte 30, 40 aziende italiane, le altre non siano molto strutturate da questo punto di vista.

Secondo te esiste una corrispondenza fra una maggiore attenzione dell’aspetto gestionale e una maggiore produzione?

 Assolutamente si, nel senso che più diventi grande e più ti devi strutturare, più alcuni aspetti della tua attività vengono internalizzati.

In generale più grande è l’azienda e più diventa indispensabile avere all’interno dell’azienda un ufficio commerciale ben strutturato.

MaI numeri del vinono a mano che le aziende si sviluppano aprono all’interno degli uffici commerciali, se io sono un piccolo produttore mi strutturo con una catena distributori indipendenti. Se io ad esempio, comincio a fare 20 milioni di euro di fatturato sul mercato italiano probabilmente invece di lasciare il margine al distributore terzo mi assumo direttamente il carico della distribuzione. Sono aspetti che vanno presi in considerazione nell’analisi dei costi. Tanto più la dimensione aumenta tanto più è necessario seguire i processi aziendali e i costi connessi, per capire dove è opportuno intervenire e migliorare gli utili.

 Questo è un costume tutto italiano?

Il settore italiano è sicuramente molto più frammentato degli altri, se mi chiedi qual è il grado di frammentazione delle aziende italiane ti dico che è molto più frammentato delle altre. Se mi chiedi qual è il grado di frammentazione delle aziende vinicole nel mondo è chiaro che è inversamente proporzionale alla tradizione che il vino ha nella storia della produzione, . Quindi le aziende australiane, cilene o americane sono molto grandi e anche molto strutturate. Quelle italiane, venendo da mille anni di pratica enologica sono molto più frammentate, perché non si sono mai consolidate. Quindi secondo me l’Italia, almeno da questo punto di vista, è un posto dove siamo più indietro degli altri sicuramente.

Come vedi il futuro del mercato del vino?

Io vedo positivamente, l’Italia è la seconda forza mondiale nel mondo del vino, sia per quantità, ma soprattutto per valore. La Francia ha una più grande tradizione rispetto a noi per qualità, quello che sta succedendo è che il vino francese ha raggiunto dei livelli di sofisticazione e di attenzione nel mondo che non riesce più a incrementare. Quindi si è imposta ormai in tutto il mondo con i prezzi più alti e la cosa sta tornando indietro. Oggi il vino francese non è più l’obiettivo principale dei collezionisti per esempio, lo è , ma non più come prima, perché non fanno più tanti soldi con questo tipo di prodotto e quindi il vino italiano, in particolare il “Brunello” o il “Super Tasca” sta salendo all’attenzione dei collezionisti. In secondo luogo l’Italia è un paese che è esposto dal punto di vista di export vinicolo ai paesi di mezzo mondo. Rispetto alla Francia noi esportiamo molto di più in America, in Germania e nel Regno Unito. Perché il nostro prodotto è molto più legato alla nostra cucina e ai flussi di emigrazione, quindi attualmente il prodotto italiano è certamente avvantaggiato. L’Italia ha una geografia di esportazione meno rischiosa e migliore di quella dei francesi. Da queste analisi io non posso che vedere un futuro roseo per il settore in Italia.

Il tuo vino preferito?

Il Barolo

 E dei vini siciliani?

Ho una personale passione per l’Etna, ho anche degli amici produttori in quelle zone. I vini siciliani ti piacciono sempre all’inizio, vini morbidi, molto alcolici, il famoso nero D’Avola. Tipo il nero d’Avola di Planeta. Nella mia esperienza di sommelier è stato uno dei miei primi amori. Però sono troppo eccessivi per me, almeno per il mio gusto personale. Io amo vini più leggeri, più acidi, tipo il “Nerello”, scelta superiore rispetto le altre e sull’Etna stanno lavorando molto bene.

Annalisa Castiglione

Annalisa Castiglione

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