1

Registri telematici vitivinicoli tra novità e incertezze

Dopo il primo articolo di carattere generalista, e anche un po’ tecnico, relativo ai web services e alla cooperazione applicativa è arrivato il momento di entrare nel concreto delle problematiche che le aziende vitivinicole incontreranno dall’1 gennaio, giorno dell’entrata in vigore del nuovo regime di dematerializzazione dei registri vinicoli.

NOVITÁ: proroga per i registri telematici vitivinicoli

Quali problematiche dovranno affrontare le aziende vitivinicole per adeguarsi al nuovo sistema?

Se è vero che a regime tenderanno a sparire i controlli della Repressione Frodi (o per meglio dire saranno “mirati”), le cantine che non si doteranno di un sistema gestionale integrato, ossia gestione unica cantina / produzione / commerciale, saranno costrette a integrare manualmente e con controlli difficili da effettuare, le informazioni da inviare al SIAN (Sistema Informativo Agricolo Nazionale). Questo a causa del concetto di sequenzialità delle operazioni.

Vediamo quindi alcune delle più importanti novità alle quali le cantine dovranno adeguarsi e quali sono le principali criticità emerse allo stato attuale.

Sequenza delle operazioni

Il nocciolo della questione è dato dal fatto che le sequenze temporali delle operazioni in cantina devono essere rispettate anche nell’invio dei dati in forma telematica. Un DAA che evade un ordine di un cliente non può essere emesso e segnalato al SIAN prima di un’operazione di carico. Supponiamo ad esempio che:

  1. Avvenga un acquisto di vino
  2. Venga effettuato un taglio con un altro vino presente in cantina
  3. Venga fatto un imbottigliamento
  4. Venga emesso il DAA

Tali operazioni dovranno essere sequenziali sia da un punto di vista formale (la riga che contiene l’imbottigliamento deve seguire il taglio), che sostanziale, perché il DAA non può evadere bottiglie che non sono state caricate a magazzino (sempre da un punto di vista informatico). Stesso discorso vale ad esempio per un vino che viene fuori dalle operazioni di vinificazione dopo la vendemmia.

Ma qual è la situazione delle cantine italiane in fatto di adozione di un sistema gestionale integrato? Da tanti anni diversi report hanno mostrato come le aziende vinicole abbiano spesso privilegiato l’uso di piattaforme applicative non integrate, per cui si trovano a dover gestire:

  • Un sistema “cantine” avulso dal gestionale
  • Il gestionale contabile
  • Il sistema Ordini / Fatturazione
  • Il sistema Accise / Intrastat

Il risultato, a conti fatti, è una quadruplicazione degli input di dati da inserire e, inevitabilmente, una redazione cartacea dei registri di vinificazione, che in realtà sono informatizzabili già da tantissimi anni. Questo è lo stato dell’arte, e a fronte delle novità introdotte dal nuovo regime di dematerializzazione dei registri, molte cantine si stanno rendendo conto solo adesso che questa scelta non paga e dovrà essere rivista.

Un registro unico

Un’altra importante novità con cui le cantine dovranno confrontarsi è quella del registro unico, spariranno quindi i registri di vinificazione, imbottigliamento e commercializzazione. Sarà la “causale” relativa al movimento del prodotto che chiarirà il tipo di operazione che si sta effettuando. Anche in questo caso sarà necessario dotarsi di un sistema integrato che immetta in tempo reale i dati relativi alle varie unità aziendali, lasciando ad un eventuale inserimento manuale (nella piattaforma software che il SIAN definisce “on line”) qualche operazione estemporanea o non gestita dal gestionale.

A che punto siamo?

Innanzi tutto, il sistema di test non è ancora attivo. Quanto tempo avranno a disposizione le software house per adeguarsi alle normative tecniche? Questo non è ancora chiaro. Si parla di secondo semestre 2015 per l’uscita delle specifiche tecniche di invio, ma non ci sono ancora certezze.
Inoltre, alcuni problemi sono ancora sul tavolo:

  • Non è chiaro se le stampe cartacee attuali saranno elementi probativi durante i controlli nel nuovo regime, o saranno date nuove disposizioni
  • Non sono ancora chiari gli ambiti precisi per la definizione di un prodotto
    Non sono noti gli elementi per una corretta diagnostica dei dati (per un pre-controllo da parte del gestionale che invia)
  • Non è chiaro se il lotto sarà un dato obbligatorio o meno
  • Non è chiaro, e non è comunque ancora stato definito, se sarà presente un sistema per l’invio di rettifiche di dati erroneamente inviati
  • Vi sono ancora tabelle di decodifiche non complete
  • Non saranno fornite alle software house credenziali per accedere al sistema di test, ma esse dovranno farsele dare dai propri clienti
  • Non è chiaro se i risultati delle transazioni saranno leggibili dai gestionali o si dovranno consultare tramite piattaforma web (es. errori  di coerenza e diagnostica).

La strada è tracciata, ma a 5 mesi dalla partenza del nuovo sistema sono ancora troppi i dubbi e le indeterminatezze. Le cantine non potranno più improvvisare sulla gestione e si dovranno organizzare bene dal punto di vista dei software gestionali. Le software house a loro volta dovranno correre contro il tempo per adeguarsi alle nuove specifiche tecniche.

One Comment

  1. Salve, mi chiamo Pino e sono un agrotecnico, ancora una volta sono sconcertato dalle miriadi di normative che si alternano continuamente senza portare mai ad un risultato concreto. Io mi domando se tutti questi legislatori sono effettivamente competenti del settore e se si pongono gli obbiettivi da raggiungere e quali sono. Forse pagarli solo per i risultati ottenuti potrebbe essere un inizio. Tornando al vino, vorrei sapere a che cosa serve controllare le aziende se poi non si controlla il prodotto finale che si trova nei punti vendita specie dei prodotti di importazione. Oggi il punto è proprio questo e cioè quello di far aumentare i costi alle produzioni interne e favorire l’importazione di prodotti esterni che non vengono quasi mai controllati e monitorati. Questo favorisce sicuramente le multinazionali e penalizza le nostre aziende che sono costrette a seguire dei protocolli sempre più assurdi e costosi. Secondo me, bisogna riuscire a distinguere i prodotti buoni dai prodotti spazzatura e solo controllando bene il prodotto finale immesso sul mercato potrà garantire la qualità e la salute dei cittadini, sperando che siano ancora questi gli obbiettivi da raggiungere. Oggi con le analisi serie di laboratorio, ci si può accorgere di tutto se veramente lo si vuole, sia per quanto riguarda le sofisticazioni e sia per eventuali residui dei pesticidi, in quanto sono i principali inquisiti del settore. Consentitemi una piccola riflessione sugli oltre 100 laboratori di analisi distribuiti sul nostro territorio Nazionale, se guardiamo quello che fanno e quello che potenzialmente possono fare , ci accorgiamo che la differenza è enorme, quasi mai su quei prodotti viene fatto un controllo atto a scoprire inquinamenti dovuti all’ambiente, radiazioni, tossicità, per non palare della qualità ove poi si siano presi dei seri provvedimenti ed indagare di ufficio. Noi siamo entrati nel mercato comune europeo senza nessuna difesa e tutela per i nostri prodotti e produttori, non pensando che l’unica soluzione è proprio questa e non l’abbiamo potenziata specie alla dogana, ma abbiamo fatto il contrario.
    Distinti saluti Pino.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *